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CIOCCOLATO DIVINO

A cura del Cav. Carlo Sommelier Aguzzi

L’amico enogastronomo Piccinardi un giorno mi chiese: “se il rosso è il colore della passione, qual è il suo gusto?”.  Confesso che non seppi rispondere. “chiudi gli occhi – riprese – e immagina  il sapore più rotondo, vellutato ed intenso possibile. Pensa ad un nettare che si scioglie lentamente in bocca e ti lascia appagato a lungo, ma con la segreta voglia di ricominciare. E’ il cioccolato, definito non a caso il cibo degli Dei, da sempre simbolo di seduzione più raffinata”. Nacque così la mia passione per il cioccolato ma soprattutto per gli abbinamenti con l’altro dono degli Dei che è il vino. Ma il matrimonio tra cioccolato e vino è davvero possibile? Fino a qualche anno fa sembrava di no. Ora, anche se non si può parlare di matrimonio vero e proprio, si può affermare che esiste un legame affettivo molto intenso e passionale. E’ ovvio che con il cioccolato non si può generalizzare. Bisogna fare dei tentativi, un po’ come il matrimonio: non sempre funziona, a volte si rischia il divorzio. L’importante è non farne un dramma, sarà per un’altra volta… Se il vino è sinonimo di allegria il cioccolato non è solo un elemento energetico, ma il cibo del buon umore per eccellenza, grazie al magnesio, alle vitamine e alle endorfine, sostanze antistress prodotte dal nostro cervello con l’assunzione di cioccolato. L’abbinamento con il vino non è comunque così semplice come può sembrare a vista perché il sapore del cioccolato tende facilmente a sovrastare quello del vino stesso, a causa delle sue elevate sensazioni di dolcezza, grassezza, succulenza, aromaticità. Inoltre il cacao contiene già tannino, in misura variabile dal 5 al 12 % a seconda delle tipologie, ed ha una marcata caratteristica amara, più o meno mascherata dallo zucchero ed eventualmente dal latte. Condizione essenziale del vino dovrà essere la morbidezza, unita ad un elevato tenore alcolico, utile per stemperare  la sensazione di “pienezza” della bocca. In più. L’aromaticità del cioccolato sarà ben compensata se il vino avrà una notevole intensità olfattiva.. Ecco il motivo per cui si servono vini derivati da vitigni aromatici, caldi di alcol, come i passiti, poco tannici ma con un bouquet ricco di aromi. Ben vengano allora i profumatissimi passiti di Pantellieria, il sardo Anghelu Ruju, il piemontese barolo chinato, il vermuth rosso, i francesi Pineau de Charante e Banyuls. Se il cioccolato è bianco o al latte possiamo accostare un recioto di Soave, un moscato di trani, un vin santo toscano, un porto bianco. Non dimentichiamo il piacevolissimo ALA – antico liquorvino amarascato – prodotto in Sicilia, inventato dal Duca di Salaparuta e dedicato alla golosa moglie Amelia Sonia Ortuza, amante dei cioccolatini ma anche di un buon bicchiere di vino capace di accompagnarne il capriccio. Proviene da uve passite, invecchiate in fusti di rovere e arricchito da infusi di marasca e mandorle amare che gli conferiscono forte profumo e sapore dolce e vigoroso su fondo amarognolo. Forse l’antenato del mitico, glorioso e mai dimenticato “boero”, una pralina di cioccolato con all’interno un’amarena sotto spirito… 
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